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lunedì 28 febbraio 2011

PALASSÔL: IL TAI DAI TEIS DAL VICE E LA MOZION DI SFIDUCJE (RITIRADE) DE ASSESSORE

Cualchi zornade indaûr, sul Messaggero Veneto o vevin let, prime te rubriche des letaris e cualchi dì dopo intun articul publicât in croniche di Palassôl, la notizie relative ae vicende de autorizazion a un privât di taiâ un pâr di plantis (doi teis) di proprietât comunâl in Vie Fornâs; autorizazion firmade dal vice sindic Simone Francesco Zoroddu profitânt de assence dal sindic (che al somee ca si sedi sustât une vore e cun lui ancje une buine part de maiorance). Se al sindic la inrabiadure “ai passe” simpri (al à glotût ancje di piês par tignî dûr la poltrone …..) a cualchidun no i passe tant a svelt se, come che nus conte la gjornaliste, la assessore Miotto e veve preparât adiriture une mozion di sfiducie ritirade dome cualchi moment prime dal ultin consei. La vuere jenfri la Miotto e Zoroddu e continue ma, come te miôr tradizion de aministrazion Bordin, no si le puarte cun coerence ae lûs dal soreli. Si visin ducj ancjemò de barufe sui contribûts pe scuele materne cuant che la maiorance e il sindic no an vût il coraç e la dignitât di cjapâ lis parts de Miotto cuintri Zoroddu e la assessore è a dite clarementri che al esisteve un probleme politic e che se il sindic a no lu frontave a lu varès risolt je. Bon, cjapin at che fin cumò ni il sindic lu a frontât ni la assessore lu à risolt se a no à vût cûr di la fin insomp cu le mozion. Intant Zoroddu intun comunicât jessût îr nus fâs cognossi la sô version e al declare «coloro i quali pensavano di poter impostare la campagna elettorale raccontando bugie o con il tentativo di praticare una sorta di “terrorismo psicologico” che non troveranno la mia disponibilità». Viodût che le oposizion fin cumò no a dite nuie (ma forsit la cuistion, come par solit une vore torbule, e larès sclaride almancul cuntune interogazion uficiâl) a cui ai fevelial Zoroddu? Ai citadins che e comentin tai bars o tes letaris sui gjornâi o ae assessore Miotto, so coleghe di zonte? Il vice sindic al conclût: «La mia coscienza è tranquilla, se qualcuno dovesse trovare qualsiasi atto che dimostri il contrario lo invito a consegnarlo alla magistratura ma sono certo che non troverà niente». E daje cun cheste magjistrature ….. a nus fâs tornâ iniment cuant che, simpri su iniziative dal vice, il sindic e la zonte e vevin presentât un espost cuintri i dipendents comunâi. Brute vicende, finide cuntune figurate de maiorance che e à scugnût rimangjâsi dut e votâ une mozion di solidarietât ai dipendents e di censure a Zoroddu presentade di bande de oposizion. Dopo la censure al vice sindic isal sucedût alc? Nuie. Però almancul nô o vin le dignitât e le coerence di presentâlis (e no ritirâlis) lis mozions …
No stait a straçâ flât e timp par domandâi a Bordin se al esist cualchi probleme: o podaressis stâ sigûrs che a us rispuindarès: "la maggioranza non è mai stata così compatta". Sigh!

lunedì 8 novembre 2010

PALASSÔL: IL PINSÎR DI SILVIO B.

Interessante e largjementri condivisibile la letare di Silvio Bini publicade sul Messaggero di îr.

PALAZZOLO Serve un processo che ridia vitalità Siamo entrati nella campagna elettorale per le amministrative della prossima primavera e a Palazzolo dello Stella è il sindaco che si lancia per primo all’attacco attraverso l’auto-candidatura. Dopo dieci anni di “dominio” praticamente incontrastato, oggi sorretto in giunta dai vecchi “nemici” e semmai messo in discussione dagli amici, Mauro Bordin non vuole mollare ancora la poltrona di primo cittadino. Affari loro, verrebbe da dire, intendendo per loro gli “abitanti” del Palazzo che a me paiono così distanti tanto quanto è distante la politica dalla gente, e naturalmente viceversa, e quanto appaiono distanti i rapporti fra la gente stessa. La realtà dei fatti è che abbiamo alle spalle dieci anni di amministrazione concreta (e fortunata) per quanto riguarda gli investimenti nel campo delle opere pubbliche e per alcune “liberalizzazioni” in campo urbanistico e dell’edilizia pubblica e privata, ma assolutamente assente nell’impegno culturale e sociale, forse troppo complicato e politicamente troppo oneroso per un’amministrazione nata senza la concezione del dialogo. Il risultato, dopo questi dieci anni, è che Palazzolo sarà forse «un modello di sviluppo agricolo, commerciale e industriale» come dice il sindaco, ma appare un corpo senz’anima, del quale non è per niente sicuro il cammino di comunità e più probabile invece l’arido intreccio di interessi minimalisti, squassati ogni tanto da un’altrettanta arida “movida”, fine a se stessa. Uscire dalla crisi, è l’attesa di tutti, ma una comunità non vive solo nelle situazioni di agio. A qualche mese dal rinnovo delle cariche amministrative, a Palazzolo, politici pesanti e partiti leggeri incominciano finalmente a delineare nuovi scenari socio-culturali. Rilanciando magari vecchie Pro loco, ipotizzando un volontariato meno “egoista”, progettando eventi per il riempimento di siti, abitualmente semivuoti, come ha detto il ricandidato a sindaco Bordin. O magari, da un’altra posizione, evocando pulsioni diverse, manifestazioni complesse, culture differenti, avanguardie, difese linguistiche. Ma il problema è proprio nella cultura politica, nel come sa affrontare i temi della cultura generale o di quella “alta”, reale o sognata, incompresa o partecipata. E le contrapposizioni politiche che si esaltano nell’affermare la superiorità di parte non risolvono. E nemmeno i successi di presenze qui o là. Palazzolo, i nostri paesi, i nostri territori devono ritrovare se stessi. Bisogna aiutarli a vivere nel loro essere, che è l’incontrarsi per strada, trovarsi nelle feste, partecipare alle attività, di ogni tipo, che vi si svolgono. E poi i giovani di paese dovrebbero avere il coraggio di inventare, non solo di consumare le proprie energie in riti collettivi tipicamente alienanti, in discoteca o su Facebook. Gli si aprirebbero praterie sconfinate dove cavalcare da protagonisti con poche macchie e senza paura. La politica deve solo facilitare un processo che ridia vitalità alla gente e al paese, con spirito di servizio e piena autonomia di giudizio, negando la discriminazione, uscendo dalla logica dell’orticello. Adesso, dopo gli errori passati, l’amministrazione uscente vorrebbe recuperare anche in questo campo. Qualcuno di sinistra va perfino oltre e si allena per saltare gli steccati, tentando anche me, e costruire una rinnovata socialità. Io credo sempre che è giusto mettersi in gioco per dare un contributo fattivo, senza dare importanza a militanze storiche. Poi penso, da cattivo pseudo-giornalista pensionato, che una lettera all’ospitale Messaggero ogni tanto funziona meglio di una poltrona tanto improbabile quanto continuamente instabile. A ciascuno il suo.
Silvio Bini

venerdì 30 luglio 2010

PALASSÔL: LA CRISI DAL PAÎS (SOTVALUTADE?)

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/07/29/UD_17_LET5.html Al torne inmò su l'argoment de socialitât a Palassôl l'amì Silvio Bini. La cuestion, frontade cuntune schirie di letaris, e stice diviars resonaments. Silvio al scrîf: "Questo fatterello estivo, che forse non inciderà più di tanto sulle vicende della vita sociale palazzolese, rilancia però un problema che vede il fallimento della Pro loco (Pro Palazzolo) al centro di una crisi del paese, forse finora sottovalutata. Dove l’interesse di parte (che sia il partito, l’associazione, l’ambizione personale) cannibalizza l’impeto generoso, l’iniziativa aperta, il progetto che arricchisce tutta la comunità. Così, il fallimento di una Pro loco, morta ancora nella culla, è il fallimento di un progetto comune, di un mutuo soccorso, di un rilancio dell’orgoglio territoriale e oggi a Palazzolo è difficile perfino il dialogo". O sin dacuardi che la "crisi" a je dal dut evidente e nô no le vin nancje sotvalutade viodût che la denuncin di agns. Va ben la puare Pro-Loco (cumò fie di nissun) ma a nol sarès prin di dut cui che al intint aministrâ un paîs che al varès di vê un progjet comun, identitâri, cussient e braurôs dal nestri teritori? E ce aministradôrs sono che no son bogns nancje di favorî il dialic? E, ultime domande: cui isal daûr aministrâ Palassôl di dîs agns a chiste bande?