giovedì 1 luglio 2010

AL SARA’ BEN UN JUDIÇ A BERLIN (O A UDIN)

Ordenance dal Judiç di Udin: il recuisît de anzianitât di residence domandât par vê dirit al bonus bebè regjonâl al è discriminatori e contrari al dirit comunitari e i comuns e son obleâts a no aplicâ la leç regjonâl. Fat bon il ricors presentât cuintri il Comun di Tisane di bande di un citadin rumen cu le poie de Asgi e di Cgil, Cisl e Uil.
Graciis e compliments a l'Asgi.

Lei il comunicât stampe intal prin coment.

2 commenti:

PD Palazzolo dello Stella ha detto...

Con ordinanza del 30 giugno 2010, il giudice del lavoro del Tribunale di Udine ha accolto il ricorso presentato da un cittadino rumeno, sostenuto da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), CGIL, CISL e UIL contro il diniego all’erogazione dell’assegno di natalità regionale (meglio conosciuto come bonus bebè) da parte del Comune di Latisana per mancanza del requisito di residenza decennale in Italia e quinquennale nel FVG previsto dall’art. 8 bis della legge regionale n. 11/2006.
Il giudice di Udine ha accolto le tesi sostenute nel ricorso e che a suo tempo erano state anche indicate
Il giudice di Udine ha accolto le tesi sostenute nel ricorso e che a suo tempo erano state anche indicate dalla Commissione europea che il requisito di anzianità di residenza costituisce una forma di discriminazione indiretta o dissimulata a danno dei cittadini dell’Unione europea residenti nel FVG, in quanto può essere più facilmente soddisfatto dai cittadini italiani che da quelli di altri Paesi dell’UE e, pertanto, viola i principi di parità di trattamento e di libertà di circolazione di cui al diritto dell’Unione europea.
In considerazione del fatto che il diritto comunitario ha un’efficacia ed applicabilità immediata e diretta nell’ordinamento interno e prevale su qualsivoglia norma interna ad esso incompatibile, il giudice di Udine non ha potuto far altro che ordinare al Comune di Latisana di disapplicare la norma regionale nella parte in cui impone il requisito di anzianità di residenza.

Anonimo ha detto...

Bocciata la legge regionale sul welfare
Il giudice: «È una norma discriminatoria»
Incostituzionale la parte della normativa voluta dalla Lega sull’anzianità di residenza
di Cristian Rigo
UDINE. La legge regionale sul welfare fa acqua. La norma che nega il bonus bebè se non si è residenti in Italia da almeno 10 anni e in Fvg da 5 (stiamo parlando della legge 11 del 2006), secondo il giudice del lavoro del Tribunale di Udine, Ilaria Chiarelli, non rispetta i principi di parità di trattamento e di libertà di circolazione stabiliti dall’Unione europea. E pertanto – sostengono i sindacati insieme con l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione – può non essere applicata. Di più. Cgil, Cisl, Uil e l’Asgi esortano i Comuni a non applicare la norma regionale nella parte in cui impone il requisito di anzianità di residenza.

Il giudice ha accolto il ricorso presentato da un cittadino rumeno che si era visto negare l’assegno di natalità regionale dal Comune di Latisana. Ora quel Comune sarà “costretto” a riconoscere il bonus. Il giudice ha condiviso le tesi sostenute nel ricorso dall’A sgi (che insieme ai sindacati ha sostenuto la causa): il requisito di anzianità di residenza costituisce una forma di discriminazione indiretta o dissimulata a danno dei cittadini dell’Unione europea. Ma il requisito di residenza non vale solo per il bonus bebè. E così secondo l’Asgi i ricorsi potrebbero essere migliaia.

Nel caso dei rumeni, che nel 2008 erano 17mila e nel 2001 appena 1.721 è chiaro – si legge nel documento elaborato dall’Asgi - che la discriminazione introdotta dalla legge ha escluso dal diritto al bonus migliaia di persone, il 90% almeno della comunità residente in Fvg. Già nei prossimi giorni arriveranno nuovi ricorsi a cura della stessa Asgi.

«Ne abbiamo uno che andrà a giudizio tra qualche giorno e riguarda il fondo affitti – riferisce Walter Citti, referente nazionale dell’ Asgi per il servizio giuridico contro le discriminazioni -, ma è chiaro che i ricorsi potrebbero interessare tutti i servizi del welfare peri quali è stato introdotto il requisito dell’anzianità di residenza». Dall’assegnazione degli alloggi Ater al fondo povertà, fino agli assegni di studio e agli interventi in materia di edilizia residenziale pubblica convenzionata, agevolata e di sostegno agli affitti. Ecco perché Asgi e sindacati invitano tutti i cittadini rimasti esclusi dal welfare per il mancato rispetto dei requisiti di anzianità di residenza a presentare ricorso.

«Sono del tutto evidenti – hanno evidenziato in una nota congiunta Cgil, Cisl, Uil e Asgi – le implicazioni di questa ordinanza rispetto alla ristrutturazione dell’intero sistema di welfare voluta dall’attuale amministrazione regionale. Alla luce dell’o rdinanza del giudice di Udine – annunciano i sindacati e l’Asgi – insisteremo con la Commissione europea affinché promuova la procedura di infrazione del diritto comunitario. Ci appelliamo inoltre ai Comuni del Fvg affinché disapplichino le norme regionali discriminatorie in conflitto col diritto comunitario». Per il momento infatti la legge resta valida, anche se «a rischio ricorso».

Grande soddisfazione per l’esito del ricorso è stata espressa ieri anche da don Pierluigi di Piazza a nome della “Rete dei diritti”: «Questa sentenza finalmente ripristina il rispetto per i diritti umani, della famiglia e dei bambini. Per questo motivo presenteremo una proposta per modificare il welfare regionale».