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martedì 6 novembre 2012

DA LIS RISULTIVIS AE LAGUNE: UN SPAZI DI CUALITÂT PAR UN GNÛF PROGJET ECONOMIC E DI GUVIER DAL TERITORI

Publicât te pagjine des "letaris" dal Messaggero Veneto un contribût di Lorenzo Fabbro ufiert ae publiche discussion sul model di disvilup dal teritori e su propuestis par un gnûf model di gjestion aministrative. Il coordenadôr dal Pd de Basse Ocidentâl, recuperant concets za pandûts in plui di cualchi ocasion, al torne a bati su identitât e vocazions dal teritori e al torne a rilançâ la idee di une pussibile colaborazion/agregazion jenfri i comuns su lis rivis dal Stele (e no dome).
Ca sot il test complet dal intervent:
 
"Tiaris di aghis e di boscs”
Molto interessante il convegno organizzato alcuni giorni or sono dalla Sezione di Italia Nostra di Udine con il patrocinio del Comune di Rivignano. Nel corso dei lavori si è analizzata l’esperienza del Parco Comunale dello Stella, delle azioni dispiegate negli anni per la riqualificazione ambientale, del progetto di restauro e valorizzazione di Villa Ottelio e delle collaborazioni con Soprintendenza, Regione, Associazioni e Università per tradurre i progetti di tutela dell’ambiente e dei beni culturali in opportunità di sviluppo economico del territorio. Si è parlato di biodiversità, di ambiente, ma anche si storia e archeologia, di prodotti tipici e agricoltura di ultima generazione e di turismo e ricettività. Non da ultimo si è fatto riferimento al progetto di fusione del Comune di Rivignano con quello di Teor. La strada intrapresa a Rivignano è sicuramente quella giusta ma tale esempio dovrebbe stimolare riflessioni ed azioni di portata ancor più ampia. E’ da parecchio tempo che il nostro territorio sta affrontando una crisi dei modelli produttivi applicati negli ultimi 30/40 anni (agricoltura intensiva, polo turistico/mare spiaggia, industria manifatturiera a basso valore aggiunto) e che ci si confronta su ipotesi nuove e diverse di gestione amministrativa. Questa situazione, non affrontata con la necessaria decisione, si è incrociata, negli ultimi anni con la crisi globale che ha prodotto anche nel nostro territorio effetti pesanti dal punto di vista occupazionale, economico e sociale. La via di uscita è quella di individuare quanto prima una nuova e più attuale governance territoriale, un nuovo patto sociale ed un nuovo modello di sviluppo che parta dalla valorizzazione delle vocazioni e dalle eccellenze del territorio (inteso come uno spazio ampio che va dalla linea delle Risorgive alla Laguna) ovvero ambiente di pregio, agricoltura di qualità, turismo ed accoglienza, accompagnato da gestione associata dei servizi e da una pianificazione strategica e strutturale di area vasta. Le risorse del territorio sono naturali e culturali, perché il territorio è un mix inestricabile di natura e di cultura, prodotto dall’incessante azione dei processi naturali (orogenetici, “fluviali” e biologici) intrecciati con i processi culturali (attività, insediamenti, società). La ricerca delle vocazioni del territorio, unica chiave per capire cosa il territorio “domanda”, è intrinsecamente la miglior garanzia di sostenibilità. In altre parole, la sostenibilità, il progetto, non dovrebbero mai essere frutto di “invenzione”, ma risultato di ricerca continua e nuova consapevolezza. Se questa consapevolezza rispetto al nuovo progetto che vede protagonisti storia e paesaggio, ambiente, agricoltura e prodotti di qualità, servizi turistici e ricettivi si sta rafforzando è però evidente che il progetto, per funzionare, ha bisogno di una piattaforma ampia e condivisa. Il tema si intreccia anche con l’amministrazione ed il governo del territorio. Il progetto dell’Unione dei Comuni dello Stella (Rivignano, Teor e Pocenia) è stata un’iniziativa positiva ancorché isolata e spiace che abbia perso per strada uno dei protagonisti. A mio giudizio l’Unione avrebbe dovuto invece essere ampliata proprio partendo dalle vocazioni territoriali e dall’identità. Il fiume Stella, oltre che una straordinaria risorsa ambientale è anche un forte elemento identitario che caratterizza un territorio ed indica un possibile progetto socio economico ed amministrativo. Sarebbe impossibile pensare ad un’aggregazione di tutti i comuni rivieraschi ovvero Rivignano, Teor, Pocenia, Palazzolo, Precenicco? Si andrebbe davvero dalle Risorgive alla Laguna. Se aggiungessimo anche Muzzana del Turgnano avremmo un territorio di sei comuni, con grandi potenzialità dal punto di vista agro ambientale e turistico (i boschi e le acque), ed un bacino demografico di oltre 16.000 abitanti. Immaginate non solo il risparmio che potrebbe derivare da un’operazione di questa portata ma anche i vantaggi che deriverebbero da una pianificazione strategica e strutturale di area vasta (Parco su tutto il corso del fiume Stella, dalla zona delle risorgive all’oasi avi-faunistica delle foci, valorizzazione dei beni storici, paesaggistici, culturali e naturalistici, Villa Ottelio, il Marinaretto, il villaggio neolitico di Palazzolo, il Canevon di Precenicco, i vigneti e le ville di Pocenia ed i funghi e il tartufo dei boschi di Muzzana), da politiche territoriali condivise, dall’attrattività sicuramente maggiore nei confronti di finanziamenti europei, da una maggior facilità nella promozione e molto altro. I tempi della spending review e della crisi economica non sono tempi da ordinaria amministrazione ma esigono riflessioni e azioni più grandi e coraggiose. Su questa idea, già avanzata in altre sedi, e/o su altre che verranno auspico da subito una discussione ampia, trasparente e partecipata nel territorio delle “Acque e dei boschi”. Il rischio sarà, in mancanza delle scelte e del protagonismo del territorio, che qualcuno decida per noi.
Lorenzo Fabbro
Coord. Pd Bassa Occidentale
già Sindaco di Palazzolo dello Stella
 

domenica 26 agosto 2012

I "FATS" DAL PRESIDENT

 
In chescj dîs al è in cors sul Messaggero Veneto un dibatit su autonomisim, specialitât de regjon e minorancis linguistichis. Jenfri i intervents publicâts ancje chel dal President Zonte Regjonâl Renzo Tondo, jessût inte zornade di îr e intitulât "Nessun disimpegno sulla lingua friulana. Il presidente Tondo risponde a De Agostini: per me parlano i fatti e la tutela garantita alla “marilenghe”."

Ai vûl une biele muse rote par contalis tant grandis: lait a lei ca il Tondo pinsîr e sot la letare di rispueste di Lorenzo Fabbro  sui "fats dal president".
 
Per quanto riguarda le politiche linguistiche, ed in particolare quelle dedicate alla lingua friulana, ha ragione il presidente Tondo. Non quando dà del “male informato” al segretario del MF Marco De Agostini (sigh!) ma quando afferma, con la sicumera che lo contraddistingue, che sono i “fatti a parlare chiaro”. Vediamo questi fatti: Tondo rammenta di aver ereditato la nuova legge di tutela, la 29/2007, e che la stessa era “inoperante e bloccata”. Vorrei ben vedere visto che la stessa era stata approvata in dicembre e solo alcuni mesi dopo vi sono state le elezioni. Il compito di rendere operativa la legge spettava evidentemente alla nuova amministrazione regionale che ha fatto si che la stessa rimanesse “inoperante e bloccata” per quasi quattro anni visto che il primo regolamento attuativo, quello sulla scuola, è stato approvato solo nel 2011. Il fatto che vi fossero eccezioni di costituzionalità (che riguardavano solo alcuni articoli) non impediva affatto di iniziare a lavorare da subito per garantire l’operatività cosa che l’amministrazione Tondo si è ben guardata dal fare. Evidentemente il centro destra dopo aver contrastato in ogni modo la legge sul friulano durante l’iter di approvazione della stessa non aveva alcun interesse a portare avanti la sua applicazione altrimenti non si capirebbe perché ci sia voluta l’intera legislatura per vedere, solo dal prossimo anno (a proposito di iniziative elettorali!) partire con l’ora di friulano curricolare a scuola. Per tacere delle polemiche, delle commissioni di esperti esautorate, di bozze rimaste mesi nel cassetto e di una dotazione finanziaria non certo sufficiente. Tondo si avventura a parlare anche dell’ “elenco degli insegnanti con competenze riconosciute per l’insegnamento della lingua friulana”. Riconosciute da chi e secondo quali criteri visto che manca il regolamento regionale per la certificazione linguistica la cui emanazione era prevista entro sei mesi? Ed il nodo della formazione degli insegnanti come è stato affrontato? La perseveranza dei genitori dei ragazzi che continuano in maniera crescente a richiedere l’insegnamento del friulano è un dato politico importantissimo ma non è certo un risultato delle politiche della giunta Tondo.  Quattro anni di ritardo e una miriade di adempimenti legati alla legge da attuare e di problemi lungi dall’essere risolti. Questi “i fatti” sulla scuola. Paradossale il vantarsi di Tondo rispetto all“incremento del capitolo del bilancio regionale destinato al sostegno dei mezzi di informazione in friulano”. Di fronte alle inadempienze del servizio pubblico è chiaro che il sostegno ai media radiotelevisivi in lingua friulana è fondamentale, uno dei pilastri di una moderna ed efficace politica linguistica. Bene, per due anni consecutivi i fondi destinati alla presenza della lingua friulana nei media locali sono stati azzerati. La gravità di tale decisione ed i suoi pesantissimi effetti sono stati evidenziati da una serie di iniziative sia dell’opposizione, sia della società civile e culturale friulana senza sortire alcun effetto per un anno e mezzo. Solo in occasione delle variazioni al bilancio 2011 la posta è stata ripristinata ma in misura sensibilmente ridotta rispetto a due anni prima. Questi i “fatti” sulla comunicazione, altro che “fondi incrementati”. Il relativo regolamento attuativo, vista l’importanza del settore, è stato approvato con “celerità” subito dopo quello della scuola (ci sono volti quasi quattro anni). Il resto degli adempimenti previsti dalla L.29 sono rimasti lettera morta: non pervenuti gli altri regolamenti, il piano generale di politica linguistica, gli obbiettivi. Potremmo continuare con lo smantellamento del Servizio identità linguistiche della Regione, la divisione di competenze tra scuola e le altre politiche linguistiche, il declassamento del comitato tecnico scientifico dell’Arlef, i tagli orizzontali agli organismi di primaria importanza a prescindere dai meriti e dal lavoro fatto e  molto altro. Già, i “fatti parlano chiaro” e dimostrano che il segretario del MF De Agostini è fin troppo correttamente informato. Tra gli adempimenti della legge 29/2007 che sicuramente saranno sfuggiti sia al presidente Tondo che ai suoi assessori vi sarebbe anche un rapporto sui risultati ottenuti che la giunta dovrebbe presentare ogni 5 anni alla commissione consiliare competente assieme al nuovo piano generale di politica linguistica ed una conferenza di verifica e proposta convocata, almeno una volta ogni 5 anni, e comunque non oltre sei mesi prima della scadenza della legislatura. Sarebbe un’ottima occasione per fare un bilancio serio e dividere la sostanza dalla propaganda. La vedremo mai?


23 agosto 2012
Lorenzo Fabbro Segreteria Provinciale Pd di Udine

 

sabato 11 febbraio 2012

GNOVIS DE CAMPAGNE "L'ITALIA SONO ANCH'IO"

Si sta inviant viers la conclusion la Campagne Nazionâl pai dirits di citadinance "L'Italia sono anch'io". Ancje  te nestre Regjon il Comitât pal Friûl-Vignesie Julie al à tirât sù lis firmis a sostegn di dôs propuestis di leç di iniziative popolâr: "Normis pe partecipazion politiche e aministrative e pal dirit di eletorât cence discriminazions di citadinance e nazionalitât" e modifichis ae leç N.91/92 "Gnovis normis di citadinance". Joibe stât il responsabil imigrazion de segretarie provinciâl dal Partît Democratic Lorenzo Fabbro al à consegnât ai rapresentants dal Comitât, li de Cgil di Udin, plui di 600 firmis cjapadis sù dilunc di une schirie di iniziativis inmaneadis sul teritori di bande dal Pd. Te stesse ocasion, Fabbro e il segretari provinciâl Andrea Lerussi e an pandût la condivision dal partît cun rivuart ae manifestazion organizade dai sindacâts par protestâ cuintri la gnove tasse par rignuvî il permès di permanence. Lei il comunicât sul sît dal Pd provinciâl.

giovedì 22 dicembre 2011

TORNÂ A CONTÂ PAR NO DISMENTEÂ: LIS LOTIS DAL CORMÔR A CJASTEONS

Il Comun di Cjasteons - Assessorât ae Culture - e Radio Onde Furlane us invidin al spetacul "La memorie, dopo la liberazion lis lotis pal lavôr. 1950, la basse furlane e jeve il cjâf : LIS LOTIS DAL CORMÔR" che si davuelzarà miercus ai 28 di dicembar, a lis 20.30, alì dal Centri Civic di Vie Dante a Cjasteons.
Introduzion di Lorenzo Fabbro e Adriano Venturini, videointervistis ai protagoniscj, leturis di Maurizio Mattiuzza e inserts musicâi dai Luna e un Quarto.
“La primevere dal 1950, la miserie e la emigrazion, il plan pal lavôr e il grant siopar contrari sul Cormôr. Comizis cun miârs di personis a jemplâ lis placis, sindacaliscj ex-partigjans a traviersâ lis stradis de Basse in biciclete, i zovins, lis assembleis dai zornadîrs. Une lote deventade event politic e sociâl di enorme impuartance pal teritori de Basse e pal mont dal lavôr furlan in gjenerâl. Tornâ a contâ par no dismenteâ.”

martedì 8 novembre 2011

SUL GAZZETTINO SI FEVELE DAL FLUM STELE .....

Il Partît Democratic al veve za puartât ae atenzion dal consei comunâl il probleme dal incuinament dal flum Stele domandant ae aministrazion comunâl di fâsi part ative sedi par chel che al inten il probleme de tutele sedi par chel che al rivuarde la gjestion e la valorizazion di un ben tant impuartant pal nestri teritori. Magari cussì no lis rispuestis, sedi intal mês di lui 2010 sedi intal mês di avost 2011 no son stadis sigurementri sodisfasintis.
Intun articul publicât sul Gazzettino di martars ai 2 di novembar 2011 (1 - 2Silvio Bini al torne sul argoment.
Intal articul il gjornalist al torne a ricuardâ la solecitazion di Lorenzo Fabbro cun rivuart al parc dal Stele e a une gnove propueste politiche e aministrative pe gjestion dal teritori, une union che e meti adun i comuns dilunc dute le aste dal Stele.

venerdì 28 gennaio 2011

CHIU' PILU PE' TUTTI

O vevin za notât che, cundut che un pâr dai siei assessôrs e lavorin par fai lis scarpis, o forsit propit par dismenteâ o esorcizâ i problemas, il sindic Bordin a si è butât a sbreghebalon te campagne eletorâl. Naturalmentri, dopo il boletin informatîf (robe di minculpop), si continue cul dâ i numars (oparis publichis, milions di cà e di là) e cul sparâlis gruessis. Intal articul publicât martars ai 26 di zenâr il prin citadin a nus conte di un sflandorôs plan trienâl des oparis publichis.
Cemût vendi il nuie. Se al continue cussì la prossime volte nus prometarà chiù pilu pe' tutti!
Ca sot un intervent di rispueste dal conseîr comunâl Lorenzo Fabbro:
I proclami elettorali del sindaco Bordin dimostrano la perdurante mancanza di visione strategica e di analisi dei bisogni della comunità palazzolese. Il piatto forte dei ragionamenti proposti dalla maggioranza, si sa, sono le opere pubbliche (e la continua allusione, quantomeno poco elegante, alla “bravura” nel convincere gli amici in regione ed in provincia a finanziarle). Certo soldi ne sono arrivati in questi dieci anni e opere ne sono state realizzate ma queste corrispondevano sempre alle esigenze della comunità? Nel nostro comune, tutto questo asfalto e questo cemento, ha migliorato o no la vita delle persone? C’è stato, o c’è per il futuro un progetto per il recupero dell’identità e della coesione sociale, per la scuola, per lo sviluppo del territorio? La risposta evidentemente è no se tali problematiche in questi dieci anni si sono acuite anziché risolversi. Se mancano idee e sensibilità i contributi (ammesso e non concesso che arrivino) non bastano. Nel merito degli “spot” di Bordin poi non si capisce come il programma triennale delle opere pubbliche possa puntare allo “sviluppo del territorio” (lo sviluppo del territorio si persegue con idee innovative e politiche, progetti e relazioni territoriali ed intercomunali e su questo terreno siamo allo zero assoluto). Nel 2011 via libera al Parco dello Stella annuncia il sindaco. Magari, diciamo noi visto che il tema dello Stella è completamente abbandonato dall’amministrazione comunale ma il Parco dello Stella è un’altra cosa rispetto ad una “passeggiata tra i ponti” che si trova nel piano delle opere pubbliche dal 2003 (otto anni fa!). Verrà realizzata nel 2011? Chissà visto che si prevede un contributo in conto capitale dalla regione di 400.000 euro e quindi ad oggi, non c’è un euro disponibile (come in tutti gli anni precedenti). Stesso discorso per il finanziamento del “parco per manifestazioni”. Fondi sicuri zero, dovrebbe pagare tutto sempre la regione ma poi per fare cosa? Il sindaco parla di rilancio di pro-loco, associazioni, attività culturali ricreative e sociali elencando i settori che rappresentano il suo maggior fallimento. La sua ricetta è risolvere tutto con il piano delle opere pubbliche, con un progetto condiviso e discusso con nessuno (e con nessuna garanzia di finanziamento)? Basti pensare al centro sociale, quello sì indispensabile strumento per realizzare politiche culturali e di socializzazione (progettato e interamente finanziato nel 2001 e poi non realizzato dall’amministrazione Bordin) che ha atteso più di 10 anni (di reiterate richieste da parte della popolazione ed un’azione di pressione e sollecitazione continua da parte della minoranza consiliare) per essere finanziato, tra l’altro in maniera insufficiente per realizzare uno spazio adeguato alle necessità. Come dire, una priorità assoluta da 10 anni, e dieci anni persi. Il sindaco continua poi con un lungo elenco di opere (sono le priorità per Palazzolo?) tutte a carico della regione (considerata evidentemente alla stregua di un bancomat). Una sottolineatura merita il milione di euro per interventi sull’istituto comprensivo nel 2013 (indovinate a carico di chi?). L’amministrazione ha recentemente ricevuto oltre 800.000 euro per un intervento sulle scuole speso per un intervento senz’altro utile ma senza fare uno straccio di ragionamento sull’esigenza di una scuola migliore, più servizi, un tempo scuola diverso, spazi più adeguati, una mensa. Il problema è che la scuola per Bordin è solo un contenitore e non uno straordinario strumento per migliorare la vita di tutti/e, in pratica non c’è un’idea di scuola della comunità e queste promesse fuori tempo massimo sono rivolte solo a tamponare la mancanza di visione e le critiche che sono arrivate su questo importante argomento. La “perla” è rappresentata dall’idea di costruire gli spalti nella palestra (avete presente la palestra delle scuole?). Sarebbe più serio pensare ad una palestra nuova (magari da realizzare con un consorzio di comuni) ma solo pensarlo è evidentemente al di fuori della portata dell’amministrazione Bordin. Figuriamoci il resto.

domenica 23 gennaio 2011

LA ZONTE TONDO NUS TAIE LA LENGHE: CONFERENCE STAMPE DAL PD

Lunis ai 24 di zenâr, aes 14.30, alì de Sale Svevo, Palaç de Regjon in Vie Sabbadini a Udin, si davuelzarà une conference stampe dal Partît Democratic dal Friûl-Vignesie Julie cun rivuart aes politichis linguistichis de zonte regjonâl pe lenghe furlane.
E parteciparan al incuintri Debora Serracchiani, europarlamentâr e segretarie regjonâl dal Pd, Mauro Travanut, vice cjâf grup dal Pd in consei regjonâl, Francesco Martines, cjâf grup dal Pd in consei provinciâl, Andrea Simone Lerussi, segretari provinciâl dal Pd e Lorenzo Fabbro, component de segretarie provinciâl di Udin.
Jenfri i ponts al ordin dal dì la pesante riduzion des risorsis e la scancelazion dei lenghe furlane intal setôr dai media intal belanç 2011, la assence di une linie strategjiche tes politichis linguistichis e, daspò trê agns de aprovazion, la mancjade atuazion de leç regjonâl 29/07.
Lei la cronache de conference stampe sul Gazzettino e sul Messaggero Veneto .

giovedì 6 gennaio 2011

LA COSTITUZION, I DIRITS E LA PROPAGANDE

E son stadis pardabon tantis lis personis che an scrit al gjornâl a proposit de polemiche sui cartei bilengâi e par poià la decision dal Comun di Udin. Un bon segnâl. La posizion dal Partît Democratic di Udin e jere stade pandude di bande di Lorenzo Fabbro, component de segretarie provinciâl, cuntune letare publicade ancje sul Messaggero e sul sît dal Pd provinciâl. Pocjis invezit lis declarazions di oposizion e di critiche: jenfri chestis o vin vût mût di lei cualchi zornade indaûr il parê dal assessôr dal Pdl dal comun di Tresesin Lorenzo Fabbro che al à ritignût di rispuindi in particolâr al sô omonim, rapresentant dal Pd. La letare dal esponent dal Pdl e rapresente benon le ambiguitât, le superficialitât e la scjarse considerazion dal centri drete sul cantin des minorancis linguistichis. Puntuâl e argomentade la repliche dal Lorenzo Fabbro di çampe che us metin ca sot e che podês cjatâ publicade sul gjornâl di vuê.

La premessa a queste brevi riflessioni è che naturalmente, come afferma l’assessore comunale del Pdl di Tricesimo (e mio omonimo) Lorenzo Fabbro, il quale interviene a proposito della mia lettera del 18 dicembre sulla segnaletica bilingue installata a Udine, è che sono piuttosto d’accordo col fatto che tutte le argomentazioni “a prescindere da qualsiasi appartenenza politica” sono discutibili. Se l’assessore intende discutere le argomentazioni sul plurilinguismo quale elemento distintivo di eccellenza per il territorio e sull’efficacia del marketing linguistico/territoriale è libero naturalmente di farlo. L’interlocutore non può però essere solo il sottoscritto che, al proposito, non si è inventato nulla. Tali pratiche, realizzate anche, ma non solo, attraverso segnaletica stradale e cartellonistica per i toponimi locali, vengono realizzate con efficacia in altre zone d’Italia e d’Europa come dimostrato in molteplici convegni (ne ho citato uno tenutosi recentemente presso la Camera di Commercio ma potrei richiamarne diversi altri, di livello internazionale, organizzati per esempio dalla Provincia di Udine ove non solo politici ed amministratori ma anche docenti e ricercatori, pubblicitari, brand manager, rappresentanti delle categorie sociali e produttive hanno avuto modo di evidenziare effetti e potenzialità legati al rapporto tra lingue e identità locali ed economia e sviluppo). Al di là dei convegni chi ha avuto la fortuna di girare un po’ l’Europa ha potuto rendersi conto personalmente che la segnaletica plurilingue è la regola e non l’eccezione ed anche che le regioni dove il plurilinguismo è presente e viene valorizzato sono spesso quelle più vivaci e sviluppate economicamente.
Se su questa tematica si può discutere non credo ci sia molto, anzi per quanto mi riguarda nulla, da discutere riguardo diritti sanciti dalla Costituzione (art.6) e riguardo l’applicazione di leggi dello Stato Italiano (L. 482/99) e leggi della Regione Friuli-Venezia Giulia (L.R. 15/96 e L.R. 29/07). La mia lettera finiva auspicando, da parte del Pd friulano, la partecipazione attiva di enti ed istituzioni ad ogni livello per proseguire con politiche linguistiche che prevedano tra l’altro il completamento della realizzazione di cartellonistica e segnaletica in lingua friulana su tutto il nostro territorio. Non è altrettanto chiara, dopo aver letto la lettera dell’assessore di Tricesimo, la posizione del Pdl. Anzi quando lo stesso parla di “tutela dell’arte , della letteratura, della cultura tradizionale” dimostra che lo stesso non ha bene inteso di cosa stiamo parlando, ovvero di diritti linguistici e di rispetto delle leggi. Affiancare in modo alternativo la spesa per la cartellonistica bilingue finanziata dalla legge dello stato 482 ad altre necessità, che si tratti di riparare l’angelo del castello o di aggiustare le buche delle strade come vorrebbe fare il consigliere del Pdl di Udine, è scorretto ed è un’affermazione senza senso dal punto di vista amministrativo. L’esponente del Pdl afferma inoltre che avrei “contestato genericamente al centrodestra una mancanza di sensibilità rispetto al tema della tutela e della valorizzazione della lingua friulana”. Cerco di essere meno “generico” anche se basta la lettura della sua lettera per confermare il giudizio: 1) il partito dell’assessore ha sempre votato contro le leggi di tutela per le minoranze linguistiche, sia a livello nazionale, sia a livello regionale. 2) per quanto riguarda la legge regionale sul friulano, la 29/2007, la stessa è attualmente bloccata perché il centrodestra dopo due anni e mezzo non ha approvato alcun regolamento attuativo; 3) nel 2010 non solo tagli alla cultura ed alle politiche linguistiche ma addirittura la cancellazione dei fondi per la presenza dei programmi in friulano sulle radio e televisioni private; 4) la messa in discussione, senza proposta di serie alternative, di oltre un decennio di politiche linguistiche portate avanti nella nostra regione. Potremmo continuare ed entrare nei dettagli ma già questi sono dati di fatto tutt’altro che generici. Vorremmo infine capire quali siano i rischi “che le normative a sostegno della cultura e della lingua friulana possano diventare funzionali a esigenze di mera propaganda politica”. Questa si è un’affermazione piuttosto generica. A noi sembra che qualcuno continui col confondere i diritti, il rispetto delle leggi e la politica linguistica con la propaganda che, in effetti, e proprio un’altra cosa.
Lorenzo Fabbro
Membro della Segreteria Provinciale del PD di Udine