martedì 8 gennaio 2013
LISTIS DAL PD: DEBORA SERRACCHIANI E DIFINT IL RISULTÂT DES PRIMARIIS E LA AUTONOMIE DAL PARTÎT DAL FVJ. PARDABON UN GRANT RISULTÂT.
giovedì 8 novembre 2012
UN PAT CUL STÂT PAR UNE REGJON EUROPEANE
Si proviodin intervents di:
Debora Serracchiani (candidade ae Presidence de Regjon Friûl-Vignesie Julie, europarlamentâr): colaborâ cul Stât par un rûl european dal Friûl-Vignesie Julie;
Roberto Bin (Universitât di Ferare): la specialitât al timp de crisi, jenfri guvier tecnic e jurisprudence costituzionâl;
Leopoldo Coen (Universitât di Udin, component de comission paritetiche Stât - Regjon Friûl-Vignesie Julie): il protocol di intese par rilançâ une leâl colaborazion;
Gianmario Demuro (za component de comission paritetiche Stât - Regjon Sardegne): la esperience de comission paritetiche Stât - Regjon Sardegne.
venerdì 24 agosto 2012
SUL TROI DAL PROGRÈS
domenica 1 gennaio 2012
ARNALDO BARACETTI: OTANTE AGNS DI BATAIS PAL FRIÛL
«Il Pd, riferimento essenziale per lo schieramento di centro-sinistra, non si richiama alle vecchie formule. Siamo in presenza di qualcosa di nuovo e continuamente evolventesi, di diversità unite dai valori incontrattabili della Costituzione, e convergenti verso uno sviluppo democratico e progressista. Mi piacerebbe che il partito fosse autonomo; non per spaccare l’unità, ma per poter giungere a elaborazioni specifiche, nel quadro di una linea generale condivisa. Perché si parla tanto di federalismo, ma poi vince sempre la visione centralistica dello Stato. E però non si deve deflettere, mai».
martedì 20 settembre 2011
SPECIALITÂT, AUTONOMIE, RIFORMIS E LENGHIS
UN ARRETRAMENTO COSTANTE NELLA TUTELA DEL FRIULANOdi Lorenzo Fabbro *
In questi giorni il mondo della politica, delle istituzioni e della società friulana sta discutendo animatamente sui provvedimenti proposti dal governo per contenere la spesa pubblica mediante la cancellazione di alcune province (Trieste e Gorizia nella nostra Regione) e dei piccoli comuni.
martedì 16 novembre 2010
SABIDE CAL VEN A PALASSÔL O FEVELIN DI SCUELE
Palassôl Grup Consiliâr PdPrissinins Grup Consiliâr “Cambiare si può”
UNE SCUELE, UNE COMUNITÂT:
Riflessions sui nestris paîs, lis nestris comunitâts e su lis nestris scuelis al timp de/des crisis
Contribûts di Lorenzo Fabbro e Andrea De Nicolò, conseîrs comunâi di Palassôl e Prissinins
Invît par un incuintri public
Sabide ai 20 di novembar 2010 - ZORNADE MONDIÂL DAI DIRITS DAI FRUTS, a lis 15.30 alì de Sale Consiliâr dal Comun di Palassôl
Palazzolo dello Stella Gruppo Consiliare Pd - Precenicco Gruppo Cambiare si può
UNA SCUOLA, UNA COMUNITÀ: Riflessioni sui nostri paesi, sulle nostre comunità e sulle nostre scuole al tempo della/delle crisi
Contributi di Lorenzo Fabbro e Andrea De Nicolò, consiglieri comunali di Palazzolo e Precenicco
Invito per un INCONTRO PUBBLICO
Sabato 20 novembre 2010 - GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DEI BAMBINI, alle ore 15.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Palazzolo dello Stella
scuola, comunità, progetti, territorio, cittadinanza, servizi, strutture, istituzioni, investimenti, spazi, laboratori, tempo pieno, trasporti, sport, ambiente, lingue, mensa, socialità, bambini, idee, dialogo, futuro …………………..
venerdì 30 luglio 2010
PARTIT DEMOCRATIC FURLAN
Nordisti
di Gianni Barbacetto
UN NATIVO DEL PD
Bruno Colledani ha 27 anni ed è friulano. Vive a Spilinbergo, si è laureato in Ingegneria a Udine e oggi fa l’ingegnere in un’azienda. Fin da giovanissimo è innamorato della politica, intesa come impegno per la polis, non come ricerca di potere in qualche partito. Nel 2008 si è presentato, giovanissimo, alle elezioni ed è stato eletto consigliere comunale del Pd a Spilinbergo. “N a t i vo , anzi aborigeno del Partito democratico”, dice: mai visti i partiti da cui è nato, mai combattute le guerre tra Ds e Margherita. Bruno Colledani da due anni è in consiglio comunale e da due anni parla e interviene esclusivamente in friulano. “Esercito un mio diritto. In Italia sono riconosciute dodici minoranze linguistiche (dagli albanesi ai catalani, dai greci agli occitani, dai sardi agli sloveni, dai tedeschi ai friulani...). E i friulani, oltretutto, sono maggioranza in Friuli. I diritti sono diritti, non ci sono diritti minori. Si può lottare per i diritti delle coppie di fatto, per poter scegliere una morte dignitosa, per il rispetto del lavoro o dell’ambiente... E per i diritti linguistici. È una battaglia essenziale per conservare un’eredità culturale”. Pochi giorni fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era in visita a Udine. “Ha detto: la Costituzione non va difesa, va attuata. Ebbene, l’articolo 6 della Costituzione garantisce la tutela delle minoranze linguistiche. Parlare nelle lingue minoritarie è dunque un diritto garantito già nella primissima parte della Carta costituzionale. Un diritto non attuato, perché è considerato un diritto minore. Con tanti problemi che abbiamo, perché pensare alla lingua? Non è più importante pensare al lavoro, alla crisi? Ma i diritti non si possono contrapporre, mettere uno contro l’altro. Se cedo su un diritto, li indebolisco tutti”.
La giunta di Spilinbergo, come la regione Friuli-Venezia Giulia, è retta da una maggioranza Pdl con il significativo apporto della Lega nord. A occhio, un friulanista che interviene in friulano dovrebbe essere benvisto dal Carroccio. Invece Bruno è da due anni un impiccio per i leghisti. Gli negano la verbalizzazione: un impiegato che riporti o sintetizzi i suoi interventi costa.
“E spendere soldi per il friulano è uno spreco”, ha detto curiosamente il leghista Marco Dreosto, assessore all’identità linguistica. Così Bruno parla, ma da due anni nessuno verbalizza i suoi interventi in consiglio comunale. “Il mio diritto non è soltanto quello di poter parlare nella mia lingua, ma quello di essere compreso da tutti. Lo statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia se l’era cavata con un regolamento che garantisce gli interventi nelle lingue delle minoranze regionali (friulano, sloveno, tedesco), ma con l’obbligo di ripetere, alla fine, l’intervento in italiano per la verbalizzazione. La Corte costituzionale ora ha sentenziato: quel regolamento è incostituzionale perché la comprensione e la dialettica in aula devono essere immediate. E adesso? Bruno Colledani, il nativo del Pd che parla in friulano, continua la sua battaglia per i diritti linguistici. Tra il disappunto dei leghisti che in Lombardia cancellano i cartelli stradali per scrivere in dialetto i nomi dei paesi. Eppure la Padania e il padano non esistono, il Friuli e il friulano sì.
Frache il link achì sot par lei a proposit de conference stampe dal Pd regjonâl sui dirits linguistics dinâts in Friûl Vignesie Julie ae presince de Segretarie regjonâl: Serracchiani (Pd): «Minoranze ignorate dal centro-destra»
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/07/25/NZ_07_REGA2.html
Lei achì sot l'intervent sul argoment di Lorenzo Fabbro, referent dal Forum Identitât e Gnûfs Citadins dal Pd provinciâl di Udin:
Lo statuto regionale del PD dichiara che il partito “persegue e valorizza la specialità regionale, esalta i valori dell’inclusione, dell’interculturalità e del plurilinguismo” ed inoltre prevede la possibilità di utilizzare, oltre all’italiano, le altre lingue del territorio (friulano, sloveno e tedesco) per le comunicazioni ufficiali interne ed esterne del partito.
Se il Pd si propone come il partito dei diritti non può certo scordarsi, in un territorio come il nostro, dei diritti linguistici e di che importanza abbia tale questione in Friuli-Venezia Giulia. Bene pertanto ha fatto la segretaria regionale Serracchiani a prendere una chiara posizione su tale tema richiamando una visione europeista (l’Europa unita nelle diversità ove le lingue minoritarie sono riconosciute e tutelate sia in quanto valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale comune europeo, sia di riconoscimento e garanzia di diritti fondamentali quali i diritti linguistici, sia di opportunità cognitiva e culturale attraverso l’educazione plurilingue) ed anche il ruolo attivo avuto dalle forze progressiste e di centrosinistra nell’approvazione di tutte le leggi di tutela a livello nazionale e regionale (con l’opposizione dei partiti di centro destra che attualmente si trovano al governo). Come ha giustamente denunciato anche il Comitato 482 durante la recente visita del Comitato consultivo sulla Convenzione per la protezione delle minoranze nazionali a oltre 10 anni dalla sua applicazione la legge 482 rimane, per molti suoi settori fondamentali, disapplicata.
Nessuna certezza riguardo il tema fondamentale dello sviluppo di programmi in friulano da parte della radiotelevisione pubblica, ancora inevaso nella quasi totalità degli istituti scolastici il diritto all’apprendimento del e in friulano (nonostante la grande e reiterata richiesta dei genitori), un uso circoscritto della lingua friulana nelle pubbliche amministrazioni e risorse finanziarie per garantire i diritti linguistici scarse ed instabili (con tendenza alla riduzione). L’amministrazione Illy ha dato un contributo per la risoluzione di tali problemi con l’approvazione delle nuove leggi regionali riguardanti friulano e sloveno ed aveva un’idea chiara rispetto alla tutela delle minoranze ed alle politiche linguistiche (diritti, plurilinguismo quale fattore di integrazione, crescita sociale ed anche valore economico, innovazione).
L’amministrazione Tondo sta mantenendo le “promesse” fatte in campagna elettorale (il friulano non è una priorità, è una lingua da parlare a casa e al bar, a scuola meglio l’inglese ecc…..). Infatti a distanza di due anni dall’insediamento della maggioranza Pdl e Lega non solo si tagliano i fondi (c’è la crisi) ma si è bloccato completamente l’iter di applicazione della nuova legge (nessuno dei regolamenti necessari risulta pubblicato ed operativo). L’organismo di politica linguistica, l’Arlef, ha più volte ed inutilmente denunciato difficoltà operative legate alla precarietà dell’organico, peraltro insufficiente, senza ricevere risposte.
Manca del tutto una visione complessiva di politica linguistica, attività di indirizzo, programmazione e controllo. Come ha fatto rilevare sempre il Com.482 vi sono “finanziamenti di interventi gestiti da enti locali spesso contraddittori o addirittura controproducenti per la promozione della lingua” e nel contempo tagli gravi ed incomprensibili in settori strategici quali i media (quest’anno la posta è passata da 200.000 a zero euro per i programmi in convenzione su radio e tv private circostanza che metterà a rischio l’attività di emittenti che negli anni hanno garantito –facendo le veci di quanto dovrebbe garantire lo Stato per quanto riguarda per esempio l’ informazione- programmi di qualità e professionalità che potrebbe essere messa a serio rischio assieme ai posti di lavoro).
Questa non è neppure razionalizzazione delle spese, sono tagli senza costrutto, senza una valutazione riguardo la qualità e l’importanza strategica degli interventi. L’impegno della Lega Nord riguardante le politiche linguistiche è prevalentemente legato ragioni di visibilità ma non si va al di là dei proclami: le critiche alla regione (amministrata anche da loro) non hanno ottenuto alcun risultato concreto e positivo. La discriminazione sul diritto di esprimersi in lingua friulana subita dal consigliere comunale del Pd Colledani a Spilimbergo (governato da Lega e Pdl) e la gravissima situazione di incertezza che grava sulla scuola bilingue di San Pietro sono stati gli argomenti sui quali la segretaria regionale ha preso impegni precisi anche nel quadro di un’azione di opportuna cooperazione tra friulani e sloveni da contrapporre a chi, ed è un ulteriore elemento di preoccupazione, soffia su inquietanti pregiudizi antisloveni che non appartengono alla tradizione multiculturale maturata in secoli di convivenza pacifica in queste terre. Auspico che l’impegno del Pd regionale vada anche oltre l’attività di controllo e di critica del disinteresse e delle inefficienze del centrodestra ma che il tema della difesa dei diritti linguistici (dal rispetto della Costituzione all’applicazione delle leggi nazionali e regionali) e la valorizzazione del plurilinguismo (partendo, come nelle migliori esperienze europee, dalle lingue regionali o lingue dell’ambiente) diventi patrimonio di discussione programmatica all’interno del partito nella convinzione che possa essere elemento di straordinario interesse nonché portatore non solo di diritti ma anche di valori e di opportunità per tutti, e sottolineo tutti, coloro che vivono e lavorano nella nostra regione.
Lorenzo Fabbro
Forum Prov.le Identità e Nuovi Cittadini del Pd di Udine
mercoledì 9 giugno 2010
GOL: LIS LENGHIS DAL SPORT
Il test al presente une panoramiche europeane sul rapuart che al esist jenfri sport e lenghe. Dongje de descrizion di cualchi manifestazion a pro dal ricognossiment dai dirits linguistics, al è stât analizât ancje cemût che il sport e la informazion sportive a son promovûts e veicolâts tes lenghis minoritariis e, soredut, cemût che il sport al pues jentrâ tes strategjiis di planificazion e di politiche linguistiche. Cun di plui, a son stâts analizâts tal specific i plans di comunicazion e lis strategjiis linguistichis dal FC Barcelona e de Udinese Calcio, viodude la sielte fat pôc timp indaûr de Societât di doprâ ancje la lenghe furlane te comunicazion. Il volum, tal ultin, al à ancje un glossari curt specific talian/furlan dai tiermins dal balon.
giovedì 20 maggio 2010
"DOVREMMO CAPIRE DA SOLI DA CHE PARTE STARE" E DI FAT O VIN CAPÎT, NÔ, DI CE BANDE STÂ!
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/05/19/UD_11_PROC3.html
Brut il titul: “Pd:acqua privata ma controllo pubblico” che a nol rapresente la posizion dal Pd ma chê de cubie liberiste Testa-Travan.
La gjornaliste e a scrit che lis lôr peraulis e an “sconciertât” i presints.
Travan: “Il consigliere provinciale del Pd ha affermato che a sinistra non si devono più demonizzare parole come «profitto e multinazionali, perchè altrimenti non si cresce (sigh!). L’acqua - ha sostenuto – è saldamente in mano alle comunità e non vi è alcuna privatizzazione ,ma si discute se questa deve essere solo pubblica (cazzadis, insome ....). Noi dovremmo stare mille miglia lontani dal referendum: tra libero mercato e statalizzazione, dovremmo capire da soli da che parte stare» (e di fat o vin capît, no stait a preocupâsi).
Testa: (passât di president di Legambiente a neo-nuclearist) :L’onorevole Testa ha sottolineato come le aziende statalizzate siano spesso posti in cui collocare amici e parenti, evidenziando che la «se in concorrenza, con il pubblico che fa le regole e le fa rispettare, daremo al cittadino un servizio di qualità a costi bassi».
Ben, pe posizion dal Pd in Friûl lait a lei chi: http://partitdemocratic.blogspot.com/2010/04/referendum-cuintri-privatizazion-de.html
Nô o savin ben di ce bande stâ! Autodeterminazion dai teritoris e no a imposizions caladis dal alt! Le aghe e je un dirit! Jù lis mans da l’aghe!
E la sabide di matine, fin a dut il mês di jugn ducj a firmâ pal referendum alì de sede dal Pd in Place L. Bini, 5, a Palaçûl.
lunedì 10 maggio 2010
PD E FEDERALISIM: INCUINTRI TE CJASE DAL POPUL A SARVIGNAN
Federalisim, cualis prospetivis?
intervents di
Alessandra Guerra, za presidente regjon fvg
Mauro Travanut, conseîr regjonâl PD
Miguel Velasco, segretari provinciâl ZD
joibe ai 13 di mai 2010, a lis 20.30, alì de Cjase dal Popul in vie G.Garibaldi a Sarvignan
venerdì 7 maggio 2010
SERRACCHIANI SU ELETRODOTS E NUCLEÂR: STAIT IN VUAITE
“Terna e a anunziât cuntun at di pure prepotence di jessi contrarie a cualsisedi concet di riduzion di impat ambientâl, umiliânt i comuns interessâts e sdrumânt la autorevolece de zonte regjonâl”. Chestis lis declarazions de segretarie regjonâl dal Pd Debora Serracchiani daspò de conferme, di bande de societât Terna, che l’eletrodot di 380 kV di fâ sù jenfri Udin e Redipulie al varà di jessi sui pai e no sot tiere.“Il president Tondo al veve sigurât che la posizion de zonte e jere pe soluzion sot tiere – e ricuarde Serracchiani – e che al rivuart al varès sburtât la societât a discuti progjets altenatîfs. Se cheste e je la rispueste, inmò une volte si palese la inconsistence de zonte tant che interlocutôr istituzionâl”. In plui la segretarie dal Pd e domande ai dirigjents de Lee Nord “se cheste e je la gnove maniere di jessi parons a cjase nestre o se invezit, denant di cierts interès, i padans a si dismentein cemût tirâ sù il cjâf e alçâ la vôs”.
“Cun chescj precedents – e zonte Serracchiani - al è aromai sigûr che il Friûl al deventarà sît nucleâr, massime dopo lis declarazions dal president Ballaman che propit intal aniversari dal taramot al propon di scambiâ la nestre sovranitât e la sigurece dai citadins sore un scont su lis boletis. Invidin citadins e aministradôrs dal teritori a tignîsi in vuaite parcè che, a partî di vuê, o savin che il risi al è une vore alt”.
lunedì 12 aprile 2010
PARTÎT DEMOCRATIC FURLAN
Lait a lei l’articul intal prin coment
venerdì 2 aprile 2010
FRIULI IS NOT PADANIA
Il segretario regionale della Lega in FVG pensa ad una macroarea con Baviera e Lombardia, mentre Slovenia e le contee Croate sono destinate a essere marginali.
L’onorevole Fontanini incorona l’amico leghista Luca Zaia, neo “doge” del Veneto, ad essere il leader della’Euroregione.
Il luogotenete padano Fontanini riflette un’idea del Nordest in cui il ruolo del Friuli Venezia Giulia e’ subordinato al Veneto e, in prospettiva, alla Lombardia.
Così la nostra regione non avrà la possibilità di essere il perno centrale dell’Euroregione e perderà quel ruolo strategico internazionale di cerniera verso l’est. Ruolo che il Friuli Venezia Giulia aveva posto le basi con la nascita della Regione a Statuto Speciale nel 1963 e conquistato sapientemente subito dopo la caduta del Muro di Berlino e la guerra nell’ex Jugoslavia.
L’idea di Zaia e Fontanini, oltre a cestinare il progetto Illy-Galan-Haider-Tondo, calpesta le basi della geografia. Ai politici leghisti sfugge infatti che la Baviera non ha contiguità territoriale con l’Euroregione e che questa è una condizione per farne parte.
Con il nuovo asse Zaia-Fontanini, Tondo diventa sempre più ostaggio del vento leghista che soffia forte a nord-est. e il Friuli Venezia Giulia si trasforma in una “provincia della Padania” e questo, per la nostra regione, potrebbe significare la perdita della specialità.
Non è un caso che il neo governatore del Veneto chieda, a gran voce, con il federalismo di tagliare i privilegi delle Regioni Autonome e delle Province Autonome di Trento e Bolzano.
E’ ovvio che il successo elettorali della Lega al nord sollecitano una compiuta riforma federale (quindi non solo fiscale) uniformando la prospettiva geopolitica dal Po alle Alpi tanto cara a Bossi e Tremonti.
Personalmente non sono contrario a concedere forme d'autonomia alla Regione Veneto e alle altre regioni italiane, seppur in un quadro di forte raccordo nazionale che scommette sullo sviluppo europeo a Nord-Est e mediterraneo a Sud-Est. In questo modello di sviluppo sta la forza della Euroregione Adriatica pensata e ricercata da tutte le giunte regionali del Friuli Venezia Giulia negli ultimi 20 anni.
Nel frattempo però va riconosciuta una maggiore autonomia alla nostra regione, sul modello catalano, rafforzando la specialità geopolitica trasformandola effettivamente da quella di frontiera a quella di cerniera verso oriente, ottenendo dallo stato deleghe specifiche per gli accordi internazionali transfrontalieri e semplificando le questioni logistiche, incrementando i traffici diventando crocevia degli assi Barcellona-Kiev (corridoio V) e Mar Adriatico- Mar Baltico.
Fontanini però ha smarrito l’anima autonomista friulana. Egli dedica tutte le sue energie al progetto padano, battendo la fiacca a Palazzo Belgrado, trascurando i veri problemi dei Friulani e svendendo la specialità del Friuli Venezia Giulia per accontentare Bossi, Calderoli e i due nuovi potenti governatori del Carroccio Zaia e Cota.
C’è voluto un terremoto (naturale non politico) per cominciare ad ottenere concretamente in Friuli (Università) ciò che sta scritto nella Costituzione Repubblicana. E non è ancora tutto, basti pensare alle compartecipazioni sui gettiti delle pensioni INPS e all’uso della lingua friulana nelle scuole.
Per oltre 100 anni siamo stati “sotans” di Roma. Prima eravamo sotto il “Lombardo-Veneto”.
Nel 1420 abbiamo avuto una disgrazia. Sono arrivati i Veneziani che hanno privato il Patriarca dell’autorità civile affidandola ad un luogotenente, che si è insediato a Udine.
Non è che tra un po’ di anni leggeremo sui libri di storia: “nel 2010 i Friulani hanno avuto l’ennesima disgrazia. Sono arrivati i Veneti (Zaia, Brunetta, Sacconi, Tremonti) che hanno privato il Friuli Venezia Giulia della sua specialità con l’ausilio del fedele luogotenente di Campoformido - Città del Trattato”.



